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Alla ricerca di un dialogo tra Oriente e Occidente PDF Stampa E-mail
Scritto da JMD   
gioved 04 marzo 2010

Atto accademico in onore del Cardinale Špidlík
 venerdì, 26 febbraio 2010

Il seguente articolo è apparso nell'Osservatore Romano il lunedì-martedì 1-2 marzo 2010, p. 8
Si ringrazia l'autore e la redazione per il permesso di pubblicarlo.


Un maestro di spiritualità orientale, capace di fondare una scuola oggi radicata anche nell'arte, nella cultura e nella politica in Oriente come in Occidente. Ecco il profilo del cardinale novantenne Tomáš Špidlík tratteggiato dalla comunità scientifica del Pontificio Istituto Orientale che il 26 febbraio ha dato vita a un atto accademico in suo onore. È un riconoscimento a «lavori ancora in corso» perché Špidlík continua «a pieno ritmo» a studiare la tradizione dell'Oriente cristiano nella sua relazione con il mondo contemporaneo da quel privilegiato punto di osservazione che è il centro Aletti. Tanto che la sua opera non è vista semplicemente come un lavoro di storia della spiritualità ma rappresenta una visione teologica organica. «Cerco di propagare - dice oggi di se stesso - la bellezza che salva, una visione teologica dove prevale un approccio simbolico, liturgico, e dove l'immagine visuale è uguale alle testimonianze di fede dette o scritte».

(cliccare su Leggi tutto per leggere l'intero articolo oppure: pdf atto-accademico-osservatore-romano 384.25 Kb)

A Špidlík il Pontificio Istituto Orientale ha conferito una medaglia per i quarant'anni di docenza, consegnata dall'arcivescovo Cyril Vasil', già rettore e ora segretario della Congregazione per le Chiese Orientali. Ma soprattutto lo ha collocato nella galleria degli imprescindibili punti di riferimento. Così il pro-rettore padre Sunny Kokkaravalayil lo ha chiamato «il nostro cedro del Libano», conferendogli lo status di istituzione vivente.


A rivelare il segreto del «metodo Špidlík» è stato padre Milan Zust, officiale del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani: consiste nella capacità di «vedere l'insieme delle cose», nel trattare «i diversi temi dal punto di vista storico, culturale e religioso, ma soprattutto in rapporto alla vita concreta, mettendo le Persone della Santissima Trinità e la persona creata, sua immagine, al centro di tutto. Nel profondo del cuore padre Tomáš ha lo stesso atteggiamento come guida spirituale e come ricercatore e insegnante».


Un padre, dunque, che insegna con la sua stessa vita: e in ambito accademico infatti resta per tutti «padre Tomáš, nessuno si rivolge a lui chiamandolo seriosamente professore o solennemente eminenza» dice padre Richard Cemus, successore di Špidlík sulla cattedra di spiritualità orientale. La ragione è presto detta: «Dove l'intelletto è unito al cuore la parola non solo comunica la scienza ma genera la vita», dunque «professore si diventa per mezzo di una paternità». Infatti «da Špidlík ci si attende sempre una parola che genera la vita nello Spirito e non solo un'informazione che soddisfi una curiosità. In lui si cerca un padre spirituale  e  non  solo  un  professore,  insomma quello che i tedeschi chiamano doktorvater. E Špidlík lo è, innanzitutto per aver dato vita a una sua vera e propria scuola di pensiero». Padre Cemus ha indicato i tre pilastri del pensiero di Špidlík: il primato della vita, il primato della persona, la vita spirituale come arte. «Non le idee e i ragionamenti precedono la vita ma è la vita stessa a rivelare le sue ragioni intrinseche a chi sa contemplarla. Il termine slavo istina implica che la verità sia qualcosa di vivo, che respira. Alla conoscenza di tale verità si perviene ponendosi in vivo contatto con l'oggetto dell'indagine che nella teologia non è un oggetto morto ma un altro soggetto, la persona di Dio vivente. Ravvivare il creato significa perciò personalizzarlo, ridare il primato alla persona».


Sempre «alla scuola di Špidlík» padre Edward Farrugia, decano della facoltà di scienze ecclesiastiche orientali, ha ripercorso i passi dell'affermazione della spiritualità orientale, dai pionieri Viller, Hausherr e Kologrivof allo stesso Špidlík che «sa narrare la vita dei santi russi ma sa anche elaborarne una sintesi più accessibile, in maniera tutta sua». Per padre Farrugia «il lavoro di Špidlík apre una finestra che come il laser raggiunge le cose in profondità» e mostra come «la dialettica orientale non vada avanti dritta come un carro armato, ma come una trottola che nel suo movimento circolare comprende associazioni, paradossi e umorismo. Il divertire attraverso enigmi e apoftegmi fa parte essenziale del corredo orientale. Sarebbe inconcepibile parlare di Špidlík senza ricordare i suoi aneddoti umoristici, specie di follia sana e contagiosa. La fede è un podvig, un atto eroico, il sentiero per arrivarci è stretto e si può allargarlo senza risate sgangherate, ma con quel tipo di umorismo che sfida l'uomo a invertire la sua inclinazione  per  seguire  le  sue  plausibilità».

 

 

Ultimo aggiornamento ( gioved 04 marzo 2010 )
 
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